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[linux_var] Chiuso per rettifica
http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx
Chiuso per rettifica
giovedì 11 giugno 2009
Roma - Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in
materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di
essere "chiusa per rettifica". È questo il senso di quanto è accaduto
nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell'approvazione del
maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l'idea -
di cui si è già discusso
<http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=ddl+intercettazioni&t=4&o=0>
sulle colonne di questa testata - di obbligare
<http://punto-informatico.it/2541672/PI/News/blog-burocrazia-agguato.aspx>
tutti "i gestori di siti informatici" a procedere, entro 48 ore dalla
richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro
genere di contenuto pubblicato.
Non dar corso tempestivamente all'eventuale richiesta di rettifica potrà
costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di
condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga,
generica e assai poco significativa definizione di "gestore di sito
informatico": la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso,
una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.
Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che
accadrà all'indomani dell'entrata in vigore della nuova legge è che
chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai
video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al
gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o
professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo,
video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da
rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è
probabilmente frutto, in pari misura, dell'analfabetismo informatico,
della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli
uomini del Palazzo.
Provo a riassumere le ragioni di un giudizio tanto severo.
L'intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere
applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di
informazioni online - avvenga essa in un contesto amatoriale o
professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale
- la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell'8
febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8
<http://www.interlex.it/testi/l48_47.htm#8> relativo ad uno degli
istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale
legge: l'obbligo di rettifica.
La legge sulla stampa, tuttavia - come probabilmente è noto ai più -
costituisce una delle poche leggi vigenti scritte e discusse
direttamente in seno all'assemblea costituente ormai oltre sessant'anni
fa ed ha, pertanto, già mostrato in diverse occasioni un'evidente
inadeguatezza a trovare applicazione nel moderno mondo dei media che
poco o nulla ha a che vedere con quello avuto presente dai padri
costituenti. Si tratta, per questo, di una legge che avrebbe richiesto
un intervento di "aggiornamento" urgente, competente ed approfondito o,
piuttosto, meritato di essere mandata in pensione dopo oltre mezzo
secolo di onorato servizio. Contro ogni legittima aspettativa, invece,
Governo e Parlamento hanno deciso di affidarle addirittura la disciplina
della Rete ovvero della protagonista indiscussa di una delle più grandi
rivoluzioni del mondo dell'informazione nella storia dell'uomo.
Difficile, in tale contesto, condividere la scelta del Palazzo.
Ma c'è di più.
Sono anni che si discute ad ogni livello - nelle università, nelle aule
di giustizia e, persino, in Parlamento ed a Palazzo Chigi - della
possibilità e opportunità di estendere in tutto o in parte la disciplina
sulla stampa e, in particolare, le disposizioni dettate in materia di
obbligo di registrazione delle testate, a talune forme di comunicazione
e diffusione delle informazioni online senza che, sin qui, si sia
arrivati ad alcuna conclusione sicura e condivisa.
La brutta ed ambigua riforma dell'editoria introdotta con la legge n. 62
del 2001 <http://www.senato.it/parlam/leggi/01062l.htm>, il famoso DDL
Levi <http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=DDL+levi&t=4&o=0>
ribattezzato l'ammazza blog presentato e poi ritirato, il DDL Cassinelli
<http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=salvablog&t=4&o=0> ovvero il
"salvablog" tuttora in attesa di essere discusso alla Camera dei
Deputati e la "storica" condanna
<http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=carlo+ruta&t=4&o=0> dello
storico Carlo Ruta per stampa clandestina pronunciata dal Tribunale di
Modica in relazione alla pubblicazione del blog dello studioso siciliano
sono solo alcuni dei provvedimenti e delle iniziative che hanno, negli
ultimi anni, alimentato - in Rete e fuori dalla Rete - un dibattito
complesso ed articolato senza vincitori né vinti. L'entrata in vigore
della nuova disciplina sulle intercettazioni vanificherà e polverizzerà
il senso di questo dibattito stabilendo, una volta per tutte, che la
disciplina sulla stampa - o almeno una parte importante di essa - si
applica a qualsiasi forma di comunicazione e diffusione di informazioni
nel cyberspazio.
Difficile resistere alla tentazione di definire dilettantistica,
approssimativa ed irresponsabile la scelta del legislatore che è entrato
"a gamba tesa" in questo dibattito ultradecennale ignorandone premesse,
contenuti e questioni e che ora rischia di infliggere - non so dire se
volontariamente o inconsapevolmente - un duro colpo alla libertà di
manifestazione del pensiero nel cyberspazio modificandone, per sempre,
protagonisti e dinamiche.
Nel Palazzo, domani, qualcuno - nel tentativo di giustificare questo
monstrum giuridico liberticida e anti-Internet - dirà che è giusto
pretendere anche da blogger, gestori di piattaforme di condivisione di
contenuti e titolari di qualsiasi altro tipo di sito Internet la
pubblicazione di una rettifica laddove loro stessi o i propri utenti
pubblichino contenuti non veritieri o ritenuti lesivi dell'altrui
reputazione o onore. Libertà fa rima con responsabilità è il ritornello
che sento già risuonare nel Palazzo.
Il problema non è, tuttavia, il ritornello che non si può non
condividere, quanto, piuttosto, le altre strofe della canzone per
restare nella metafora ovvero le modalità attraverso le quali il
legislatore ha preteso di raggiungere tale ambizioso risultato. Provo a
riassumere il mio punto di vista.
/The web is not the press (or tv)/ si potrebbe dire con uno slogan e non
è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di
comunicazione online la speciale disciplina dettata per l'informazione
professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le
richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi
seguito è un'attività onerosa che mal si concilia con la dimensione
"amatoriale" della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e
rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che,
pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da
ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a
leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a
limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a
basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, insuscettibili
di "disturbare" chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una
piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social
networking che, per definizione, non produce le informazioni che
diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso,
in 48 ore, verificare con l'autore del contenuto la veridicità
dell'informazione diffusa e, quindi, l'effettiva sussistenza o meno
dell'azionato diritto di rettifica.
Risultato: o si doterà - peraltro non a costo zero - di una struttura
idonea a pubblicare d'ufficio tutte le rettifiche ricevute o, peggio
ancora, deciderà di rimuovere tutti i contenuti che formino oggetto di
un altrui istanza di rettifica tanto per porsi al riparo da eventuali
contestazioni circa la forma, i caratteri e la visibilità della
rettifica stessa.
Sembra, in altre parole, evidente che la nuova legge produrrà quale
effetto pressoché immediato quello di abbattere sensibilmente la
vocazione all'informazione diffusa che ha, sin qui, costituito la forza
del web come primo spazio davvero libero - o /quasi-libero/ - di
divulgazione di quello straordinario patrimonio di pensieri e notizie
che, sin qui, i media professionali non hanno in parte potuto e in più
parte voluto lasciar filtrare per effetto dei forti ed innegabili
condizionamenti che i poteri politici ed economici da sempre esercitano
sulle testate giornalistiche cartacee, radiofoniche o televisive che
siano. Da domani, quindi, i nemici della libertà di informazione avranno
un pericoloso strumento per far passare la voglia a tanti blogger
nostrani di dire la loro ed ad altrettanti "giornalisti diffusi" di
raccontare storie inedite via Facebook, YouTube o MySpace.
Ma c'è ancora di più.
Il senso dell'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla
stampa risiede nella circostanza che in sua assenza il cittadino che si
senta diffamato o avverta l'esigenza di "rettificare" un'informazione
diffusa da un giornale non potrebbe farlo o meglio resterebbe esposto
all'arbitrio del direttore della testata, libero di pubblicare o non
pubblicare la rettifica. Non è così, tuttavia, nella più parte dei casi
in Rete dove - salvo eccezioni - chiunque può pubblicare una
precisazione, un commento, un altro video o, piuttosto, condividere un
link su un profilo di Facebook per replicare e/o rettificare l'altrui
pensiero. È questo il bello dell'informazione non professionale online
ed è questa una delle ragioni per le quali l'informazione in Rete è -
sebbene ancora per poco - più libera di quanto non lo sia quella
tradizionale.
E per finire, dopo il danno la beffa.
Mentre, infatti, la nuova legge impone a chiunque utilizzi la Rete per
comunicare o diffondere contenuti e/o informazioni gli obblighi
caratteristici dei produttori professionali di informazione, continua a
non riconoscergli pari diritti: primo tra tutti l'insequestrabilità di
ogni contenuto informativo diffuso a mezzo Internet alla stessa stregua
di un giornale. In questo modo si sarebbe, almeno, potuto dire "onori e
oneri" mentre, così, l'informazione in Rete finisce con l'essere svilita
ad un'attività pericolosa, onerosa e mal retribuita o, nella più parte
dei casi, non retribuita affatto. Basterà la passione ad indurre i
protagonisti del cosiddetto web 2.0 a resistere anche a tale ulteriore
aggressione o, questa volta, getteranno la spugna consegnando la Rete ai
padroni dell'informazione di sempre?
Chiediamocelo e, soprattutto, chiediamolo a chi ha voluto questa nuova
inaccettabile legge ammazza-Internet.
*Guido Scorza*
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