nextime ha scritto:
Se la smettessimo di pensare "bisogna fare le quote rosa", "bisogna incentivare le donne qui", "bisogna evitare le discriminazioni di questo gruppo qua", e iniziassimo a pensare solo alle singole persone e a quel che vogliono/meritano in quanto tali, forse il problema sarebbe gia' superato da tempo.
giusto, però hai esposto gli esempi sbagliati: è ovvio che quelle categorie sono scaturite da "categorie" ben più dure e materiali che sono venute PRIMA cronologicamente e che VENGONO PRIMA anche MATERIALMENTE (anche se nascoste dalla consuetudine).
per esempio: le "quote rosa" hanno il solo scopo di mostrare che la consuetudine è sbagliata, servono ad esprimere: "è mai possibile che le donne devono essere costrette a pretendere una corsia di soccorso? ...contro una quota di fatto...una spartizione di diritto" ... con il rischio (o il dato di fatto) che tale corsia (stabilita come norma) si dimostri essere un privilegio oppure addirittura una limitazione... (oltretutto spesso le quote non si riescono a riempire perché mancano i candidati a riempirle) ma tali quote sono necessarie finché esistono unità di misura (quote di fatto) consuetudinarie, che sono "senso comune" (a cui è lecito ammiccare senza argomentare) e quindi "buon senso" e che sono DISCRIMINANTI (di fatto, non si tratta di parole, quindi è giusto ammetterlo ed agire di conseguenza, a costo di mostrarlo con qualcosa di "insensato" perché è insensato ciò che lo genera).
va rimesso in discussione il senso dell' "unità di misura vuota". Ma l'unità di misura vuota c'è ed è maschile, adulta, bianca ecc. Quindi è da questa unità di misura che c'è che bisogna partire, non dalle sue deboli reazioni. Altrimenti si finisce ogni volta per sottoscrivere tutti insieme il solito inutile elenco di "diritti umani" che non dicono nulla della loro applicazione pratica (che è sempre singolare/locale/contestuale e che guarda a caso spesso fa orrore ai principi). Ma per cambiare le cose servono pratiche consolidate, non bastano (ma possono essere utili) pagine web come quella, non è sufficiente il clamore delle parole, se poi il silenzio del fatto (il fatto duro) -magari delle stesse persone che parlano con convinzione!- continua a ripetersi uguale-uguale.
secondo me l'iniziativa è valida ed è l'indizio che qualcosa forse sta cambiando, però il problema persiste (ma ora lo sto affermando in senso generale) perché quello che conta davvero è la prassi abituale, la normalità.
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