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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 070613, 23:25, Lorenzo Lobba wrote:
> Ciao,
> quest'anno il tema del linuxday è "Innovazione. Di tutti. Per tutti."
> 

A me sembra molto naturale pensare che l'innovazione nasca dal BAZAAR. Il breve ed efficace saggio di Eric S. Raymond, "La cattedrale e il bazaar", un vero classico, potrebbe essere assunto come immagine di un pensiero produttivo/creativo o, ancora meglio (è un mio libero sviluppo concettuale), come di un pensiero diagrammatico "senza immagine" (mentre la "cattedrale" potrebbe rappresentare il cliché della ri-produzione o l'immagine del pensiero). 

La cibernetica, soprattutto quella di secondo ordine (la "cibernetica della cibernetica") ha mostrato che la nascita di novità (morfogenesi) procede da retroazioni positive che innescano processi non lineari, attraverso sintesi differenziali. Il fisico-chimico Prigogine si è preso un Nobel per le sue "strutture dissipative", per aver mostrato (anche sperimentalmente) che non solo l'ordine è destinato a dissiparsi nel caos (l'aumento di entropia nota dal XIX secolo), ma che anche sistemi lontani dall'equilibrio generano forme (l'ordine è spontaneamente creato dal caos). Noi stessi potremmo non a torto essere definiti strutture dissipative in equilibrio meta-stabile che, soggette a perturbazioni, oscillano fra ordine e caos in forme sempre nuove e singolari (più che un "cosmo" siamo un "caosmo": caoidi e caos). Come ogni processo inventivo!
 
Il "bazaar" del software libero è un luogo in cui è possibile la massima creatività, perché è la linea frattale di confine fra le immagini consolidate di senso comune che, riparandoci dalla violenza del caos (efficace, ma non mia, è l'immagine di un ombrello con disegnate al suo interno le costellazioni delle credenze di senso comune), ci infondono sicurezza ma ci rendono anche abitudinari e servili: l'invenzione richiede sempre un rischio, a volte anche mortale, e non è amica del senso comune. L'invenzione ha bisogno di caos: è necessario bucare qua e là l'ombrello delle credenze di senso comune, che ci ripara dal caos, e far passare un po' di aria fresca, per respirare rischio e incertezza. Il bazaar è raffigurabile con una linea rizomatica, un diagramma senza centro né periferia, le cui singolarità sono date dalle connessioni stesse, intensive e variabili, senza metrica. Lo spazio è aperto e topologico. La linea è molecolare o, al più, segmentata, e scivola su un piano liscio sorvolato da deterritorializzazioni e territorializzazioni continue, senza territori fissi. I nomadi non viaggiano mai perché non attraversano mai territori ma vivono ancorati alla terra, per questo il piano è liscio. Nel bazaar, in linea di principio, due molteplicità sono sempre "compossibili" (possono trovare la propria consistenza/coerenza), non esiste un "terzo escluso".

La "cattedrale", invece, non fa che ri-produrre un pensiero-immagine abituale (la cibernetica potrebbe dire che la cattedrale funziona per retroazioni negative, per processi morfostatici/omeostatici). Non è produttiva, è piuttosto rappresentativa: espone la merce. La cattedrale trae alimento dal senso comune, lo vampirizza e lo fossilizza: è il pensiero dell'identità e procede per identificazioni, per classificazioni gerarchiche e statiche. Nella cattedrale i processi differenziali devono precipitare su un piano immobile: la differenza deve essere ridotta all'identità, filtrata da una selezione, secondo cliché già presupposti (per questo la cattedrale vuol soffocare il bazaar, la corporazione vuol diventare monopolio istituendo il "fuorilegge"). L'ideale esposizione della cattedrale è il museo delle cere. La sua struttura è molare e la sua linea è arborescente ed è fissata su un piano striato (con territori, leggi, carte di identità, poliziotti e sistemi carcerari). Le connessioni sono estensive secondo un'unità di misura vuota. Il sistema è chiuso e geometrico, è già dato, quindi "il terzo è escluso".


(la cattedrale "molare" e il bazaar "molecolare" sono due condizioni limite di un processo creativo: anche il software libero rischia sempre di precipitare nelle geometrie di una cattedrale)

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Gianluca Zoni

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