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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 080613, 21:21, Carlo Pinciroli wrote:
> Ops, scusate per la mail partita per sbaglio. La sto ancora scrivendo :-)
> 
> 2013/6/8 Carlo Pinciroli <ilpincy@gmail.com>:
> > Ciao a tutti,
> >
> > per il puro gusto della discussione, proverò ad essere una specie di
> > bastian-contrario rispetto a ciò che è stato detto finora :-)
> >
> > Premetto che uso Linux dal 1994, quindi sono "di parte" e a favore del
> > software libero.
> >
> > La domanda iniziale del thread è "quanto reputate Linux innovativo?"
> > Secondo me questa

mentre scrivi la tua email, sto pensando che forse chiedersi "quanto" sia innovativo PRESUPPONE il senso che si dà ad "innovazione". Una chiave per distinguere il problema potrebbe essere: cosa si ritiene "innovativo" nel software NON-libero e cosa nel software libero? Penso la differenza di innovazione fra software libero e non-libero NON SIA DI QUANTITÀ MA DI NATURA.

Secondo me, l'elemento generativo del "nuovo" è "il problematico". Un "problema" in quanto problema ha una realtà diversa dalle sue soluzioni. Ciò che ho cercato di indicare in immagini era questa realtà "problematica" tipica del bazaar. Pensate al bazaar anarcoide in cui nasce e si sviluppa un software aperto e senza restrizioni legali (che non siano quelle che lo rendono senza restrizioni): gli sviluppatori, tendenzialmente, si trovano inseriti in un contesto non prevedibile a priori (perché non è "dominato" da un interesse privato) soggetti a forze ed interessi che non si possono concretamente prevedere.
Quando osservo il funzionamento di molti software liberi non posso non accorgermi della loro strana natura. Pensate a vi o emacs (che ospita perfino dei video-games!), per fare esempi anche già piuttosto "standard". Il software libero è non-standard per principio, grazie all'apertura mentale che presuppone, alla falla "mostruosa" che gli è costitutiva (libertà all'immaginazione). È ovvio che nei progetti reali si instaurino processi "meno liberi", di tipo "sociale" (come la soggezione ti qualcuno/a per qualcun altro/a), più "gerarchici". Ma questo è ciò che lo accomuna alla "cattedrale". "Bazaar" e "cattedrale" sono due poli in una tensione costante. Nel software libero predomina la tensione verso il bazaar. Nel software non-libero c'è un inevitabile schiacciamento della novità in favore del marketing, in cui si deve far leva sul senso comune. L'innovazione è sempre una rottura rispetto al senso comune. I creativi vivono -per forza- una necessaria tensione a-sociale. È ovvio (perfino di senso comune) che sia così. L'abitudine appartiene al "già fatto".

(lasciate perdere la solita roba del settarismo di molti o alcuni: è vero, c'è chi ha un gusto per questo ritenersi "più speciali", forse un autocompiacimento, magari narcisistico, ma è davvero rilevante? credo sia ampiamente fuori tema. Soltanto sociologia spicciola che non centra la questione)

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Gianluca Zoni

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