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Re: [linux_var] R: Re: Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 2013-06-08 at 22:37:37 +0200, Carlo Pinciroli wrote:
> La domanda iniziale del thread è "quanto reputate Linux innovativo?"

> Secondo me questa domanda in sè è ambigua. Cosa si intende qui per
> "Linux" ? Il lato tecnologico, o ciò che l'utente medio considera
> "Linux", ovvero l'interfaccia grafica e i programmi di uso comune?

nell'ultimo caso direi che quello non è il posto dove cercare
innovazione: l'utente comune non vuole sorprese, vuole cose che 
funzionino, idealmente come hanno sempre funzionato, anche 
se ad un certo punto gli si impongono a forza delle migliorie.

> Secondo me una domanda più significativa è: che genere di innovazione
> può generare il software libero? [...]
> Prendiamo un esempio recente: l'iPhone. [...]
> A mio parere, ciò che è andato storto sono le limitate risorse di chi
> ci ha provato.

secondo me proprio l'iphone è un esempio di uno dei modi classici con
cui procede l'innovazione: qualcuno con risorse limitate, ma anche 
poco da perdere, produce qualcosa di nuovo / innovativo, raggiunge 
un pubblico limitato e dimostra che l'idea è tecnologicamente fattibile 
(o fallisce nel tentativo).

A quel punto arriva qualcuno di più grosso, con molte più risorse, 
che prende l'idea che promette successo e ci investe per portarla 
nel mercato di massa.

Per fare innovazione utile che la gente acquisti servono entrambi: 
le grosse aziende difficilmente si metteranno a scommettere su qualcosa 
del quale non si sa niente, e le piccole realtà semplicemente non hanno 
le risorse necessarie per le campagne di promozione necessarie 
per raggiungere il pubblico.

La comunità del software e dell'hardware libero ha già interpretato 
più volte il primo di questi due ruoli: c'è il già citato openmoko, 
ma mi viene in mente anche lo smartbook di always innovating (seguito 
dall'asus transformer), o almeno in parte il modo in cui l'XO di OLPC 
ha aperto le porte al boom dei netbook.

Per il secondo ruolo invece ho poche speranze: servirebbe una grossa 
azienda che sia sufficientemente legata al mondo FOSSH da portare 
al grosso pubblico non solo l'innovazione tecnica, ma anche le
caratteristiche etiche che contraddistinguono il software libero, 
e temo seriamente che sia impossibile per un'azienda guidata 
anche da valori etici raggiungere le dimensioni necessarie 
per entrare tra i grandi operatori del mercato di massa.

Un'unica eccezione, parziale, riguarda la meganicchia del 
movimento makers (e potenzialmente altre meganicchie simili): 
queste sono aree dove i numeri sono enormemente inferiori, 
il pubblico più propenso a cercare attivamente novità, 
ed è possibile raggiungere posizioni significative sul 
mercato anche con risorse di marketing molto limitate.
L'esempio per eccellenza qui è ovviamente arduino, ma sotto 
certi aspetti e con numerosi limiti anche beaglebone prima 
e raspberry pi poi.

La mia conclusione ovviamente concorda con Carlo per quello che riguarda 
l'innovazione fatta di piccoli passi, della quale il software 
libero può fornire numerosi esempi, ma non sui grandi cambiamenti, 
per i quali la comunità è spesso stata nel ruolo ingrato ma 
indispensabile di punto di appoggio per il lancio di 
qualcosa di estremamente più visibile da parte di terze parti.

-- 
Elena ``of Valhalla''
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