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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 090613, 11:44, Elena ``of Valhalla'' wrote:
> 
> neanche io ho un iphone (ma neanche un cellulare con android): non 
> mi interessa avere un oggetto il cui obiettivo principale è 
> vendere i miei occhi ad agenzie pubblicitarie.
> 
> questo però non è intrinseco nella natura dell'oggetto, ma solo 
> un accidente del modo in cui viene commercializzato: la vera innovazione 
> di tablet e smartphone è la possibilità di avere accesso in ogni 
> momento e a costo relativamente basso ad una marea di informazioni.
> 

perfetto, hai scritto un tsto che posso manipolare per dirti ciò che penso on le tue parole :)

	  la vera innovazione di tablet e smartphone è la possibilità di avere accesso in ogni 
	  momento e a costo relativamente basso ad una marea di informazioni. Questo però non è intrinseco nella natura del brevetto.

il punto è che non sono affatto d'accordo con Aristotele, quando dice che gli schiavi sono tali perché è la loro natura. Il fatto che i "cambiamenti epocali" siano vampirizzati e sfruttati dai padroni è lapalissiano, una "tautologia tautologica", nell'epoca del turbocapitalismo. Se il software libero avesse davvero contato sulla maggioranza producendo cambiamenti "epocali", è molto probabile che non ci sarebbero neppure guerre, sfruttamento, schiavitù e le cosiddette "crisi" che servono ad alimentare tutto questo "bisogno" nella "terapia a base di shock" a cui siamo abituati per farci spremere con più efficacia e partecipazione (magari piangendo per l'emozione di far parte di questo autodafé). E non perché il "software libero" abbia in sé tutta questa potenza, al contrario: perché considerare il software un prodotto comune sarebbe considerato ovvio in un mondo siffatto, privo di tutte quelle brutterrime cose.

In ogni caso, il copyright non è affatto il "diritto d'autore", ne è piuttosto la sua negazione, è la forma VECCHIA e classica dell'espropriazione. E l'invenzione più spinta ed epocale non ha affatto bisogno del copyright, cioè della vecchia espropriazione, che è solo un fatto politico contingente dato da un rapporto di forza NON produttivo (anzi, CONTROproduttivo: è questo il punto su cui insisto). Quindi, una cosa è pensare all'innovazione possibile attraverso il software libero, altra cosa è pensare alla "innovazione" attuale, turbocapitalistica, venduta nei centri commerciali e reclamizzata anche nella tazza del cesso. L'idea centrale del software libero, di fatto (non è per mia decisione, è una cosa evidente! per questo non piace a Bill Gates), costituisce un principio di resistenza in un regime di potere come quello capitalistico: considera il software come un "bene comune", cioè non alienabile a nessuno. Il fatto che poi un'idea possa essere legalmente espropriata non fa dell'espropriazione un mezzo di produzione o innovazione. Che la gente sia schiava e ci sia dell'innovazione in giro non significa che la gente abbia bisogno di essere schiavizzata per innovare.

Quindi, quando parliamo di software libero, non ha alcun senso paragonarne il suo frutto precario e resistente con quello di un sistema rovesciato, violentemene attrezzato con le bombe e già vincente: lo sappiamo tutti che l'innovazione più spinta è turbocapitalistica, altrimenti non esisterebbe neppure una cosa come la FSF, perché non ne avremmo bisogno. Il vero problema in termini di innovazione suggerito dal software libero è da ricercare nel confronto fra i "modi" in cui la produzione avviene. L'orizzontalità della collaborazione ha effetti diversi dalla verticalità della subordinazione? Che ruolo possono giocare la _trasparenza_ dei "modi" e la _condivisione_ nell'attività di "inventare"? Questi, ne sono convinto assolutamente, sono da valutare come l'essenza di questo dibattito. Non certo i cosi che sbarluccicano sugli scaffali del centro commerciale: quelli stanno lì a riprodurre la subordinazione iscritta nella cattedrale (il centro commerciale è a tutti gli effetti, letteralmente, la nuova cattedrale, la nuova casa di dio e di tutto quanto). Il fatto che i cosi permettano di compiere azioni diverse da quelle a cui erano abituati gli ominidi non è intriseco al brevetto, semmai ne è un elemento contraddittorio, visto che miliardi persone, grazie anche a quelle azioni nuove, muoiono di fame.

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Gianluca Zoni

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