[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 090613, 09:42, Carlo Pinciroli wrote:
> Ti rispondo in quattro punti :-)
> 
> Primo, prendiamo il tema: "Innovazione. Di tutti. Per tutti." Lo
> interpreto come: innovazione a cui tutti contribuiscono e di cui tutti
> possono godere. Ci penso e mi dico: nel mondo del software, qual è
> oggi il modo più naturale di dare visibilità al proprio lavoro di
> piccolo sviluppatore, o di usufruire del lavoro di altri? Non stiamo
> parlando di server, sistemi di controllo, o simili: stiamo parlando di
> qualcosa "di tutti", fatto "per tutti". Piaccia o non piaccia, ma
> siamo nell'era dell'app market; i numeri lo dicono. A tutt'oggi Linux
> in sé ha una penetrazione bassissima tra gli utenti pc. Però, nel
> mondo degli smartphone, Linux (sotto forma di Android) occupa più del
> 60% del mercato. Se si parla di una piattaforma aperta e alla quale
> contribuiscono in modo fruttuoso migliaia di sviluppatori oggi, non
> vedo un esempio più calzante dell'Android market. Siamo a tal punto
> nell'era dell'app market che persino Ubuntu ne ha costruito uno
> intorno ad apt-get (Ubuntu One).  Chiariamoci: io non sono un fan
> degli app market, non ne difendo né i meccanismi, né i risultati. Mi
> limito ad osservare ciò che esiste e a trarne delle conclusioni. Lo
> sviluppo software non professionale ("di tutti") sta avendo un boom
> grazie agli app market; la fruizione dello stesso ("per tutti") è
> aperta a milioni di persone (tu escluso, ne prendo atto :-)).

intanto, il fatto che io ne sia escluso non dipende da una mia decisione "talebanica", ma dalla contingenza più comica: non mi sono mai accorto di averne bisogno. E la questione è tanto contingente che, onestamente, dovresti anche contarla: miliardi di persone, la stragrande maggioranza degli umani che calpestano questo pianeta tutti i giorni, non solo non ne hanno mai visto uno, ma neanche lo riterrebbero utile a fare una qualunque cosa. Credo onestamente che perfino come "bisogno indotto" sia scadente, visto che sembra far scadere anche "il consumatore".

Ad ogni modo, il fatto che «siamo nell'era dell'app market; i numeri lo dicono. A tutt'oggi Linux in sé ha una penetrazione bassissima tra gli utenti pc» è irrivelante rispetto alla questione sulla possibilità di innovazione, come ho già risposto ad Elena. Dal fatto che ci siano schiavitù ed innovazione non significa che l'innovazione richieda la schiavitù, né che la schiavizzazione e l'espropriazione siano innovativi di per sé.



> 
> Secondo, un punto "metodologico". Il fatto che tu non possieda uno
> smartphone (per scelta, a quanto mi sembra di capire) non ti rende
> particolarmente autorevole quando ne critichi l'impatto sul mondo del
> software. Lo dico senza alcun intento polemico, sia chiaro.
> 

fallacia logica: http://fallacielogiche.it

> Terzo, credo che il modello della cattedrale e del bazaar non sia
> particolarmente calzante quando si parla di innovazione. Nel saggio
> che hai citato, il tema principale non è innovare, ma sviluppare
> software. Il saggio di Raymond, in sostanza, si concentra sul processo
> di software engineering, sulla tensione tra progettazione top-down e
> bottom-up. L'argomento più efficace Raymond lo presenta quando parla
> della velocità del bazaar nel trovare e correggere bug. L'innovazione
> in senso stretto con questo modello ha poco a che vedere. Dico "poco"
> e non "nulla" perché sì, in senso lato, al bazaar può essere dato il
> senso di luogo di brainstorming condiviso. Accade che qualcuno prenda
> un grosso progetto altrui, lo modifichi e ne distribuisca una nuova
> versione con nuove funzioni che gli sviluppatori originali non
> pensavano possibile. Accade, perché gli esempi esistono; ma è
> un'eccezione, perché lo sviluppo software è una cosa complessa, e
> prendere in mano un progetto altrui è molto più difficile che non
> costruirne uno proprio da zero (una delle tante ragioni per cui ci
> sono milioni di progetti open source incompleti).
> 

ciò che ho scritto nell'email in cui ho introdotto il "bazaar" come modello serviva proprio ad estenderne l'idea. (né Raymond né Prygogine, da me nominati, hanno mai scritto cose come "spazio liscio" o "spazio striato", "linee segmentate" e altre cose pittoresche come queste)
Insisto con l'idea di considerare il bazaar NON come una semplice metafora ma "letteralmente". E insisto con l'idea di considerarne il caos intriseco come un brodo entro cui i problemi possono partorire le soluzioni più mostruose. E insisto col ritenere innovative proprio queste e non il giochino che rende imbecille il "consumatore".

> Quarto e ultimo punto: allora qual è il ruolo dell'open source
> nell'innovazione? A pensarci bene, a fianco di ciò che dicevo nella
> mail precedente (in breve: il mondo dell'open source innova con
> piccoli contributi mirati, ma non ha la forza, da solo, per creare
> cambiamenti epocali), si può affiancare un ruolo didattico. Avere a
> disposizione il sorgente di un tool ti permette di imparare il
> mestiere, prima ancora di contribuire, e questo aiuta ad alzare il
> livello generale di conoscenza della comunità. Anche questo è un ruolo
> fondamentale nel grande processo dell'innovazione, ed è un
> ruolo che il software proprietario evidentemente non può avere.
> 


è esattamente questo l'elemento che sto sottolineando: "ruolo che il software proprietario evidentemente non può avere" perché l'innovazione in sé non è nel marchio, nella marchiatura a fuoco del negriero. Semmai il marchio ne è un freno.


-- 
Z O N I N O Z
Gianluca Zoni

zoninoz@inventati.org
http://inventati.org/zoninoz
http://savannah.gnu.org/users/zoninoz
_______________________________________________
Talking mailing list
Talking@ml.linuxvar.it
http://ml.linuxvar.it/cgi-bin/mailman/listinfo/talking