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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.
- To: linux_var - LUG di Varese e Provincia Mailing List <talking@ml.linuxvar.it>
- Subject: Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.
- From: Carlo Pinciroli <ilpincy@gmail.com>
- Date: Sun, 9 Jun 2013 09:42:25 +0200
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Ti rispondo in quattro punti :-)
Primo, prendiamo il tema: "Innovazione. Di tutti. Per tutti." Lo
interpreto come: innovazione a cui tutti contribuiscono e di cui tutti
possono godere. Ci penso e mi dico: nel mondo del software, qual è
oggi il modo più naturale di dare visibilità al proprio lavoro di
piccolo sviluppatore, o di usufruire del lavoro di altri? Non stiamo
parlando di server, sistemi di controllo, o simili: stiamo parlando di
qualcosa "di tutti", fatto "per tutti". Piaccia o non piaccia, ma
siamo nell'era dell'app market; i numeri lo dicono. A tutt'oggi Linux
in sé ha una penetrazione bassissima tra gli utenti pc. Però, nel
mondo degli smartphone, Linux (sotto forma di Android) occupa più del
60% del mercato. Se si parla di una piattaforma aperta e alla quale
contribuiscono in modo fruttuoso migliaia di sviluppatori oggi, non
vedo un esempio più calzante dell'Android market. Siamo a tal punto
nell'era dell'app market che persino Ubuntu ne ha costruito uno
intorno ad apt-get (Ubuntu One). Chiariamoci: io non sono un fan
degli app market, non ne difendo né i meccanismi, né i risultati. Mi
limito ad osservare ciò che esiste e a trarne delle conclusioni. Lo
sviluppo software non professionale ("di tutti") sta avendo un boom
grazie agli app market; la fruizione dello stesso ("per tutti") è
aperta a milioni di persone (tu escluso, ne prendo atto :-)).
Secondo, un punto "metodologico". Il fatto che tu non possieda uno
smartphone (per scelta, a quanto mi sembra di capire) non ti rende
particolarmente autorevole quando ne critichi l'impatto sul mondo del
software. Lo dico senza alcun intento polemico, sia chiaro.
Terzo, credo che il modello della cattedrale e del bazaar non sia
particolarmente calzante quando si parla di innovazione. Nel saggio
che hai citato, il tema principale non è innovare, ma sviluppare
software. Il saggio di Raymond, in sostanza, si concentra sul processo
di software engineering, sulla tensione tra progettazione top-down e
bottom-up. L'argomento più efficace Raymond lo presenta quando parla
della velocità del bazaar nel trovare e correggere bug. L'innovazione
in senso stretto con questo modello ha poco a che vedere. Dico "poco"
e non "nulla" perché sì, in senso lato, al bazaar può essere dato il
senso di luogo di brainstorming condiviso. Accade che qualcuno prenda
un grosso progetto altrui, lo modifichi e ne distribuisca una nuova
versione con nuove funzioni che gli sviluppatori originali non
pensavano possibile. Accade, perché gli esempi esistono; ma è
un'eccezione, perché lo sviluppo software è una cosa complessa, e
prendere in mano un progetto altrui è molto più difficile che non
costruirne uno proprio da zero (una delle tante ragioni per cui ci
sono milioni di progetti open source incompleti).
Quarto e ultimo punto: allora qual è il ruolo dell'open source
nell'innovazione? A pensarci bene, a fianco di ciò che dicevo nella
mail precedente (in breve: il mondo dell'open source innova con
piccoli contributi mirati, ma non ha la forza, da solo, per creare
cambiamenti epocali), si può affiancare un ruolo didattico. Avere a
disposizione il sorgente di un tool ti permette di imparare il
mestiere, prima ancora di contribuire, e questo aiuta ad alzare il
livello generale di conoscenza della comunità. Anche questo è un ruolo
fondamentale nel grande processo dell'innovazione, ed è un
ruolo che il software proprietario evidentemente non può avere.
Ciao!
Carlo
2013/6/9 Gianluca Zoni <zoninoz@inventati.org>:
> On 080613, 22:37, Carlo Pinciroli wrote:
>> Prendiamo un esempio recente: l'iPhone. L'iPhone è l'esatto opposto di
>> un progetto open source. È stato sviluppato in gran segreto, le idee
>> sono coperte da mille brevetti, e il software è bloccato da divieti e
>> limitazioni. L'iPhone ha avuto un impatto planetario, e in pochi anni
>> ha modificato nel profondo il modo in cui comunichiamo. Con
>> l'AppStore, Apple ha modificato per sempre il modo in cui un utente
>> fruisce di software prodotto da terzi. Se non ci fosse stata Apple, la
>> comunità open source sarebbe arrivata allo stesso risultato?
>>
>
> non per contraddirti a tutti i costi, ma credo che quello che hai scritto sia un abbaglio: nessuna novità e nessun impatto planetario. Miliardi di persone ti lancerebbero sassi ed altro, per ciò che hai scritto, se non altro in quanto "provocatore".
> Personalmente, nei particolari, non so neppure di cosa stai parlando. Mai visto (e non mi interessa) una roba come quella, di cui non potrei avere alcuna necessità (ancora uso un cellulare che chiamo "la saponetta di batman", un vecchio cellulare della motorola che resiste, e a pensarci bene "non la uso!" se non per farmela sgusciare fra le mani quando suona la sveglia).
> E non per fare il bastian-contrario, ma credo che gli sviluppatori di software dovrebbero cominciare a premere per una conversione del digitale verso l'analogico. Dovrebbero cominciare a pensarsi come sviluppatori di sistemi più in generale e tornare a creare, a far scienza informatica, anziché vendersi alle aziende per spacciare fregature e bisogni/dipendenze (ma quanto sono liberi i "bisogni"?)
> Forse qualcuno non lo sa, ma la programmazione informatica precede l'uso industriale di macchine che emettono luci su uno schermo e funzionano ad elettricità. Il LISP, il più potente linguaggio di programmazione, di fatto è stato inventato prima dell'elettronica.
> Qualcuno dovrebbe spiegarci (achtung!: retorica.. ma forse no: logica!) per quale motivo negli ultimi decenni si è avuto un ingiustificato processo di conversione dell'analogico (tecnicamente migliore) nel digitale (qualitativamente peggiore)! Quando il digitale avrebbe potuto tracciare NUOVI percorsi, I SUOI PERCORSI (e invece si è ripiegato in una patetica rappresentazione del già-fatto-meglio-con-rotelle-e-bulloni). Tanto per infierire: oggi per alzare il volume di un "coso" qualunque, dobbiamo aspettare più tempo con peggiori risultati (se mai ci sono): c'è uno stupiderrimo software che DEVE CALCOLARE la differenza di volume.. sempre che il sistema non vada in crash. Ieri giravi una rotellina e ISTANTANEAMENTE il volume era come lo volevi senza nessuna POSSIBILTÀ di crash. Di quale tipo di innovazione stiamo parlando? L'iphone non è forse riducibile a questo piccolo e ridicolo esempio (coi tasti disegnati sullo schermo!)? In ogni caso, anche di tutto il resto, IL PIANETA non ne parlerà un gran che in futuro, non preoccuparti. Il progresso tecnologico non avrà realmente bisogno di queste cose effimere. C'è troppa penuria di energia perché si continui ancora per molto a ri-produrre cose stupide ed elitarie come queste, per sprecarla in modo miserabile a costo di vite umane (vedi GUERRE PLANETARIE: sì, le guerre sono planetarie anche se dal coso, dall'iphone, non si vedono). Giochini spastici per bambini elastici, forse. Sarebbe il caso che si ricominciasse a pensare e a creare, anzichè ri-produrre il già noto (come l'iphone, ma quale innovazione epocale? ah!).
>
> "contestare e creare" diceva Ludovico Geymonat, un nostro filosofo e matematico "resistente": condivido il suo grido urlando GNU!
>
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A questo e quel ramo lei passa radente
Poi vede qualcosa, si posa su un fiore
Io prendo il giornale, la schiaccio e lei muore.
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Look at the bee that happily flits
>From tree to tree no branches she hits
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