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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



2013/6/9 Gianluca Zoni <zoninoz@inventati.org>:
> On 090613, 09:42, Carlo Pinciroli wrote:
>> grazie agli app market; la fruizione dello stesso ("per tutti") è
>> aperta a milioni di persone (tu escluso, ne prendo atto :-)).
>
> intanto, il fatto che io ne sia escluso non dipende da una mia decisione "talebanica", ma dalla contingenza più comica: non mi sono mai accorto di averne bisogno. E la questione è tanto contingente che, onestamente, dovresti anche contarla: miliardi di persone, la stragrande maggioranza degli umani che calpestano questo pianeta tutti i giorni, non solo non ne hanno mai visto uno, ma neanche lo riterrebbero utile a fare una qualunque cosa. Credo onestamente che perfino come "bisogno indotto" sia scadente, visto che sembra far scadere anche "il consumatore".

È una tua libera opinione, giustissima :-) Eviti il punto fondamentale
della questione che sollevo, però.

> Ad ogni modo, il fatto che «siamo nell'era dell'app market; i numeri lo dicono. A tutt'oggi Linux in sé ha una penetrazione bassissima tra gli utenti pc» è irrivelante rispetto alla questione sulla possibilità di innovazione, come ho già risposto ad Elena. Dal fatto che ci siano schiavitù ed innovazione non significa che l'innovazione richieda la schiavitù, né che la schiavizzazione e l'espropriazione siano innovativi di per sé.

Non capisco proprio questo discorso.

>> Secondo, un punto "metodologico". Il fatto che tu non possieda uno
>> smartphone (per scelta, a quanto mi sembra di capire) non ti rende
>> particolarmente autorevole quando ne critichi l'impatto sul mondo del
>> software. Lo dico senza alcun intento polemico, sia chiaro.
>>
>
> fallacia logica: http://fallacielogiche.it

Grazie del link, ma ho studiato un pochino anche io :-)

Non credo ci sia alcuna fallacia logica in quello che dico. Il
sacrosanto diritto all'opinione e l'attribuzione di autorevolezza sono
cose separate. Nel caso di esame, tu stai generalizzando su un
fenomeno che ammetti di non conoscere. È un po' come se io mi mettessi
a dire qual è il modo migliore di fare un trapianto di cuore :-)

>> Terzo, credo che il modello della cattedrale e del bazaar non sia
>> particolarmente calzante quando si parla di innovazione. Nel saggio
>> che hai citato, il tema principale non è innovare, ma sviluppare
>> software. Il saggio di Raymond, in sostanza, si concentra sul processo
>> di software engineering, sulla tensione tra progettazione top-down e
>> bottom-up. L'argomento più efficace Raymond lo presenta quando parla
>> della velocità del bazaar nel trovare e correggere bug. L'innovazione
>> in senso stretto con questo modello ha poco a che vedere. Dico "poco"
>> e non "nulla" perché sì, in senso lato, al bazaar può essere dato il
>> senso di luogo di brainstorming condiviso. Accade che qualcuno prenda
>> un grosso progetto altrui, lo modifichi e ne distribuisca una nuova
>> versione con nuove funzioni che gli sviluppatori originali non
>> pensavano possibile. Accade, perché gli esempi esistono; ma è
>> un'eccezione, perché lo sviluppo software è una cosa complessa, e
>> prendere in mano un progetto altrui è molto più difficile che non
>> costruirne uno proprio da zero (una delle tante ragioni per cui ci
>> sono milioni di progetti open source incompleti).
>>
>
> ciò che ho scritto nell'email in cui ho introdotto il "bazaar" come modello serviva proprio ad estenderne l'idea. (né Raymond né Prygogine, da me nominati, hanno mai scritto cose come "spazio liscio" o "spazio striato", "linee segmentate" e altre cose pittoresche come queste)
> Insisto con l'idea di considerare il bazaar NON come una semplice metafora ma "letteralmente". E insisto con l'idea di considerarne il caos intriseco come un brodo entro cui i problemi possono partorire le soluzioni più mostruose. E insisto col ritenere innovative proprio queste e non il giochino che rende imbecille il "consumatore".

Quello che tu chiami "bazaar" è il naturale processo di condivisione
delle idee che è alla base di una certa parte dell'innovazione. Non
capisco perché scomodare una metafora che significa altro, per dire
una cosa sulla quale credo tutti possano essere d'accordo.

>> Anche questo è un ruolo
>> fondamentale nel grande processo dell'innovazione, ed è un
>> ruolo che il software proprietario evidentemente non può avere.
>
> è esattamente questo l'elemento che sto sottolineando: "ruolo che il software proprietario evidentemente non può avere" perché l'innovazione in sé non è nel marchio, nella marchiatura a fuoco del negriero. Semmai il marchio ne è un freno.

Anche qui non capisco cosa intendi dire.


--
Guarda l'apina che vola gaudente
A questo e quel ramo lei passa radente
Poi vede qualcosa, si posa su un fiore
Io prendo il giornale, la schiaccio e lei muore.

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Look at the bee that happily flits
>From tree to tree no branches she hits
Then something she sees, to the flower she flies
I take the newspaper, swat her and she dies.

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