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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 090613, 22:31, Carlo Pinciroli wrote:
> > fallacia logica: http://fallacielogiche.it
> 
> Grazie del link, ma ho studiato un pochino anche io :-)
> 
> Non credo ci sia alcuna fallacia logica in quello che dico. Il
> sacrosanto diritto all'opinione e l'attribuzione di autorevolezza sono
> cose separate. Nel caso di esame, tu stai generalizzando su un
> fenomeno che ammetti di non conoscere. È un po' come se io mi mettessi
> a dire qual è il modo migliore di fare un trapianto di cuore :-)
> 

per la verità, non ho scritto nulla su ciò che non conosco. Infatti, ho piena autorevolezza sull'impatto dello smartphone sulla mia vita e ci vuol poco per sapere che la stragrande maggioranza degli umani non trarrà alcun giovamento da questa cosa.

Per gli altri punti mi sembra chiaro che stiamo ragionando su due cose diverse: mentre io fin dall'inizio mi sono posto il problema di sottolineare che la libertà, la collaborazione e la condivisione sono ingredienti essenziali per l'innovazione, quindi osservo il software libero "in quanto LIBERO", tu -da un'ottica completamente diversa-  fai un'analisi dell'innovazione espressa dal software libero "in quanto IMPRESA", cioè fai un confronto fra i prodotti rilasciati con licenze non-free e i prodotti rilasciati con licenze free e tiri le somme (per farla breve).
Per questo non hai inteso cosa ho scritto (forse in modo poco comprensibile). Per farmi capire ti propongo un esperimento mentale: anzichè confrontare "impresa comune" (free) e "impresa privata" (non-free) attualmente in campo, come se fossero imprese concorrenti accettando il dato di fatto dell'attuale produzione di merci come se esprimesse qualcosa di intrinseco dell'esser "free" o "non-free" del software (ma allora è ovvio che vince il non-free perché nel turbocapitalismo la partita è truccata), prova ad immaginare due mondi non comunicanti. In uno ci mettiamo un'impresa comune (free) superfinanziata e piena di risorse (non importa da dove arrivino risorse e finanziamenti), mentre nell'altro non c'è alcuna "impresa comune". Il punto su cui insisto è che l'innovazione troverebbe un terreno più fertile nel primo mondo. Il fatto che oggi ci sia innovazione, cioè, non dipende davvero dall'impresa non-free che si appropria dell'invenzione: l'innovazione c'è NONOSTANTE questa continua "recinzione"/privatizzazione dei saperi. È in questa ottica che ho tirato fuori il "bazaar": è il miglior terreno di coltura dell'innovazione e questo ci porta a dire che l'impresa libera di ricerca e produzione "free" dovrebbe essere ampiamente finanziata dai governi e dalle altre imprese proprio per fare VERA innovazione PER TUTTI (sul serio, materialmente e non solo nominalmente: miliardi di persone non hanno e non possono avere accesso materiale alle "meraviglie" del mercato) che SERVA A TUTTI.

(nota bene che ho più volte sottolineato che per me "bazaar" e "cattedrale" sono due tendenze. Non escludo che l'impresa del software libero non possa articolarsi gerarchicamente a cattedrale e, viceversa, che in un'impresa non-free -in fortunate condizioni- non si possa creare un clima di forte condivisione)


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