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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



grazie ad entrambi, Carlo ed Elena, per le vostre risposte.
Per riallacciarmi a ciò che scrive Carlo (sull'app market, che poi approfondirò sicuramente) e per fare un po' di "risonanza" con questo:

On 100613, 17:52, Carlo Pinciroli wrote:
> 
> Lo "strappo" epocale del concetto di market per come lo conosciamo,
> però, non proviene dal mondo dell'open source. Proviene da Apple. Idee
> di questo genere erano nell'aria da anni, ma ci è voluto un colosso
> con risorse, soldi, e visione per arrivare a mostrarne la portata e le
> potenzialità. Apple ha messo in pratica il concetto alla propria
> maniera, chiudendo tutto e facendo pagare ogni passaggio.
> 
> La comunità open source ha riconosciuto la forza del cambiamento e ha
> creato piattaforme analoghe, ma aperte e libere. Se vogliamo rimane in
> tema con il soggetto della mail, possiamo dire che il mondo dell'open
> source non ha innovato tanto dal punto di vista tecnologico, quanto
> (soprattutto) dal punto di vista sociale.
> 

mi sembra che, quindi, Apple si trovasse nelle condizioni finanziarie e umane favorevoli per realizzare qualcosa che, come dici più sopra, c'era già nell'aria, seppur in modo vago e ideale. Risorse e visione, in questo caso, mi sembrano le condizioni necessarie per questa innovazione, mentre il brevetto (con la sua cattedrale) ne è stata soltanto una condizione sufficiente e non necessaria, date le condizioni attuali. Infatti la comunità open source, come dici, è letteralmente esplosa (in senso positivo) ed è proliferata grazie a questa innovazione. E questo fenomeno mi lascia credere che il brevetto non fosse necessario. A priori, sarebbero bastate solo risorse e visione nell'utilizzarle, due condizioni accidentali rispetto al discorso bazaar/cattedrale (questa è la mia opinione). Al limite, il problema che si pone è: come sia possibile concretamente una visione nella gestione di risorse per progetti imponenti all'interno di un bazaar. Mi sembra che, in questo caso ipotetico (infatti servono le risorse e ho paura che scarseggino...), l'anarchia debba ammettere spazi di democrazia almeno diretta (esperienze importantissime come quella del "bilancio partecipativo" in metropoli come Porto Alegre ci dicono che è concretamente possibile). A questo punto mi incuriosisce il suggerimento di Wall T (tempo libero permettendo per una lettura critica di approfondimento): http://the-future-of-ideas.com

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Gianluca Zoni

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