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Re: [linux_var] Innovazione. Di tutti. Per tutti.



On 100613, 20:00, Jacopo Girardi wrote:
> Allora le cattedrali saranno sempre presenti, non scompariranno mai e forse
> saranno sempre necessarie per la capacità di raccogliere risorse che il bazaar
> neanche si sogna?

dal mio punto di vista è proprio il contrario: non sono affatto una condizione necessaria. Semmai il problema è POLITICO. In questo documento c'è una critica secondo me chiara che rientra nel discorso, perché oggettivamente riguarda proprio il problema che sollevi: "http://vm0369.cs05.seeweb.it/images/article_uploads/manifesto degli economisti esterrefatti.pdf" (ho messo tra le virgolette il link perché ci sono gli spazi...)
Il discorso sarebbe lungo e lo abbrevio un po' rozzamente. Nel documento (ma quello che segue è inevitabilmente mescolato con altre mie letture) si dice che la politica attuata in modo estremistico con l'introduzione dell'Euro ha generato una cesura netta rispetto alle politiche economiche che nel XX secolo hanno generato la crescita produttiva e appianato le divergenze sociali (con diritti pubblici come la sanità, le scuole ecc.). Il volano della crescita economica è sempre stato il deficit positivo. Lo stesso debito pubblico non è mai stato un vero problema, perché era solo un atto di contabilità (soprattutto da quando la moneta sovrana si sganciò da rapporti di cambio fissi) essendo di proprietà dello stato: indebitarsi con se stessi non è un vero debito. Inoltre, i danni provocati dalla crisi del '29 imposero agli stati una repressione della finanza. Cioè, in una formula, ciò che ha caratterizzato la spesa PUBBLICA e la crescita economica in tutti i sensi, sono stati due pilastri: 1) liberalizzazione monetaria 2) repressione finanziaria.
L'Euro è uno strumento monetario sottratto alla sovranità popolare e rompe il primo pilastro. Ma è anche una moneta unica all'interno di un'area con strutture economico-finanziarie diverse: la rottura del secondo pilastro è data da politiche che hanno favorito l'indebitamento privato con una moneta ritagliata su di un modello solo parziale dell'economia europea (sugli interessi delle corporazioni che controllavano l'area del marco). Quindi oggi ci troviamo in una situazione rovesciata: 1) repressione monetaria (anche imposta agli stati attraverso l'introduzione nelle costituzioni dello scellererato vincolo del pareggio di bilancio, che cancella il volano dell'economia reale: il deficit positivo) 2) liberalizzazione finanziaria (con l'instabilità che conosciamo, oggi più imponente di quella del '29). 
La stessa politica neo-liberista è attuata anche nell'area anglosassone, nonostante sia fuori dai vincoli imposti dalla BCE.
I punti 1 e 2 sono vincoli pensantissimi contro ogni spesa "comune", per ogni risorsa condivisibile (sanità, scuole e anche software libero, secondo me, a meno che non debba essere considerato subordinato alle cattedrali e comunque da considerare marginale). Con questa politica, si ritiene che gli stati non debbano più aver alcun ruolo produttivo. La conseguenza prevedibile è la distruzione della ricchezza reale (del sistema "produttivo") a vantaggio della ricchezza nominale (la finanza). La moneta improduttiva, perché non investita, ovviamente, non esiste realmente, è solo scritta nei tabelloni della borsa. Inoltre è il salariato a spendere TUTTO il suo stipendio, non certo il riccone che per vivere lussuosissimamente da spendaccione ne spende sì e no il 20% (cifra a casaccio per rendere l'idea) distruggendo nella finanza tutto il resto. Quindi, se gli stati non possono battere moneta, il sistema produttivo chiude bottega. Lo stiamo vedendo non solo in Italia. Le imprese sono sanissime (hanno macchinari, compentenza, energia, lavoratori e lavoratrici) ma non c'è abbastanza moneta per far girare il sistema. Paradossalmente, basterebbe organizzarci tutti insieme per stampare una moneta nuova che abbia credito fra di noi (sistema produttivo) e farla circolare per tutti gli acquisti, per far ripartire tutto. Il "deficit positivo", ora proibito dalla Costituzione (per decisione delle corporazioni dell'area franco-tedesca), è un esempio di feedback positivo (retroazione positiva): spendere di più di quanto si incassa (per esempio con le tasse) aggiungendo moneta al sistema, puntando soprattutto sulla produzione (per esempio di energia); se lo stato spende, allora qualcun altro nel sistema guadagna, quindi ci sono più posti di lavoro e più salari; quindi la stessa tassazione può essere alleggerita grazie ad una contribuzione più ricca... si genera cioè un circuito virtuoso. (tutta politica contraria agli interessi di Mario Monti, come potete immaginare da ciò che ha fatto)

Nei paesi del sudamerica sta accadendo un fenomeno politico per noi molto interessante, in totale controtendenza con quello di questa nostra parte del globo. Un ruolo importante lo ha il Brasile che è una potenza mondiale. L'Argentina ha avuto negli ultimi anni la crescita più alta del mondo, riprendendosi dalla crisi finanziaria che la colpì nel passato, causata proprio dalla politica di repressione monetaria e di liberalizzazione finanziaria che ci sta paralizzando oggi. Infatti l'Argentina era sottoposta ad un rapporto di cambio fisso con il dollaro (l'Italia, attualmente, di fatto lo ha con il marco). A causa della crisi, l'Argentina si è sganciata dal dollaro (liberalizzazione della moneta) e ha iniziato politiche di repressione finanziaria, ricostruendo il sistema produttivo.
Mi pare che questa controtendenza sudamericana coinvolga ampiamente la comunità del free-software (c'è anche un bel filmato che mostra l'interesse sudamericano: http://www.youtube.com/watch?v=lPVa5pby4JE). Deve essere nell'interesse dei governi sudamericani puntare sul free-software. Non so molto di questa partecipazione, ma è un tema che merita approfondimento.

Cosa c'entra questo quadro fosco con il rapporto di forza, che è politico-economico, fra imprese free e non-free? Anzitutto, con il fatto che le politiche di cui sopra sono oggettivamente orchestrate da cartelli e corporazioni (e funzionali ai loro interessi), che vedono di cattivo occhio la condivisione di risorse e puntano sulla brevettazione di qualunque cosa pur di farlo rientrare nell'economia "nominale", cioè per infilarlo nella finanza (anche se poi, quel qualcosa, chiude bottega e non è più reale). In Europa stan cercando addirittura (in un senso che è ovviamente anti-liberale oltreché totalmente insensato) di rendere illegali le sementi non iscritte ad un registro. I liberali han sempre sostenuto la libertà negativa: puoi fare tutto tranne ciò che viene proibito dalla legge. Loro, invece, ci dicono ciò che ti è consentito fare, come nelle peggiori dittature. In una situazione del genere non possiamo neppure stupirci del "secure boot" di microsoft, perché è in linea con il clima cupo di cui sopra.
Il problema generale è che il free-software si fonda sulla condivisione e sulla solidarietà e tutto il sistema che ho rozzamente delineato qua sopra, la nostra tristissima realtà, ha interessi e direzioni capovolte. Da dove far provenire le risorse che ci servono? Ci sono forze reali contro cui ci vuole resistenza attiva, resistenza politica (e non sto parlando dei partiti, che sono parte integrante di questo sistema e sono irriformabili)

La cattedrale (intesa come un vettore che punta verso un orizzonte economico e sociale, tendenzialmente improduttivo e stratificato) non serve all'innovazione. Ne rappresenta semmai la sua macabra dissoluzione.
Bisogna resistere a tutto questo.


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Gianluca Zoni

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